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Maggio del 1916. l’Italia era entrata in guerra da circa un anno. A Torino i quotidiani annunciavano la stagione lirica al Teatro Torinese mentre Il bagno di Venere, un’operetta in scena al Politeama Chiarelli, riscuoteva un discreto successo. Intanto, l’Officina Metallurgica Elettrica di via Vanchiglia 22 cercava calibristi, aggiustatori, tornitori e limatori “ben retribuiti” e la ditta Michele Franco presentava fallimento e offriva in vendita perle e brillanti presso lo studio del curatore in via Perrone,5. I quotidiani torinesi annunciavano i funerali di Clara Rodellono Vedova Salvagno per i quali non sarebbero state inviate partecipazioni personali e nemmeno sarebbero stati accettati dei fiori. Sempre in quei giorni, il pregiudicato Pietro Sconfienza, già condannato in contumacia a cinque anni di reclusione più tre di vigilanza sociale dopo il furto al Calzaturificio Italiano, fu finalmente intercettato dagli agenti della Squadra Mobile al n. 35 di corso Tortona.
In questo contesto così movimentato, a fatica, si scorge un piccolo articolo tra le pagine ingiallite dei giornali della Torino di allora. L’articolo racconta di un esperimento… quello delle donne-fattorino.  «La Direzione della Belga-Torinese ha voluto per la prima iniziare la prova e ieri mattina -riporta il quotidiano La Stampa-, coloro che percorsero la linea dei Viali ebbero la sorpresa di trovare su qualche vettura le donne-fattorino. L’innovazione è veramente simpatica ed ha trovato il più cordiale consenso del pubblico».

L’entrata in scena

Dall’inizio della Grande Guerra un gran numero di tranvieri dell’Azienda Municipale e della Società Belga-Torinese era già stato chiamato alle armi perciò le aziende tranviarie decisero di reclutare dei giovani ragazzi per svolgere le mansioni di fattorino. In quanto minorenni, non vi era su di essi l’obbligo di leva. Tuttavia, verso il 1916 la chiamata di nuve classi fece sì che un gran numero di giovani fattorini venissero sottratti al servizio tranviario. Gran parte di quelli rimasti assunsero la mansioni di conduttore creando un notevole vuoto tra i fattorini: vi erano, quindi, numerosi posti ancora da ricoprire all’interno delle aziende tranviarie torinesi. Ed ecco l’entrata in scena delle donne! Per quanto Torino fosse stata la prima città a contare con un servizio tranviario a cavalli, in fatto di donne si decise a tentare una simile innovazione solo dopo gli ottimi risultati ottenuti in altre città italiane, quali Roma, Napoli, Firenze e Brescia.

Le tranviere di Torino iniziarono il loro servizio nelle linee dell'azienda Belga-Torinese il giorno 16 maggio 1916. Si trattava di un gruppo di circa venti donne, quasi tutte mogli o congiunte di tranvieri richiamati sotto le armi. Percepivano la stessa paga dei colleghi maschi:  L. 3,25 al giorno. Inoltre, quelle che avevano il marito al fronte, mantenevano il sussidio concesso in parte dallo stato nazionale, in parte dal municipio.La loro divisa consisteva in una lunga blouse-spolverino di tela grigio scura e indossavano un cappello floscio di tela azzurra sui capelli regolarmente legati, come imponeva la moda dell’epoca. Portavano anche un distintivo di metallo bianco sulla sinistra del cappello che veniva anche ripetuto sul bavero della blouse. Avevano inoltre un portamonete di pelle e dai loro colli pendeva un fischietto che avrebbe recato, nei mesi successivi, non poche lamentele da parte dei passeggeri. Qualche tempo dopo, questa divisa fu copiata dalle donne-spazzino (anch’esse una novità nella Torino di allora) che cambiarono il cappello azzurro per uno di paglia e sostituirono portamonete e fischietto con scopa e pattumiera. Queste prime lavoratrici tranviarie furono istruite dai fattorini anziani. Erano particolarmente addette alla distribuzione dei biglietti nei rimorchi, così che non dovessero scendere ai crocevia. Dai quotidiani di allora, si apprende che il pubblico vide con grande compiacimento queste donne-tranviere, le quali dimostravano un grande senso pratico della vita, non del tutto scontato nella comunità femminile di allora.
«Questo primo esperimento tentato sulla linea dei Viali della Belga-Torinese darà senza dubbio un eccellente risultato -presagivano i giornali- e, poiché le domande sono numerosissime, vedremo presto, anche sulla rete dell’Azienda Municipale, un largo aiuolo di donne tranviere. Come si vede la guerra ha segnato una prima vittoria pratica per il femminismo».
In seguito a quel primo esperimento sulle linee della S.B.T. (Società Belga Torinese), la mattina del 22 maggio si videro le donne-fattorino anche a bordo dei tram dell’Azienda Municipale, nello specifico su quella del Cavalcavia. Anche in questo caso l’esperimento riuscì egregiamente. Da quel momento, molte donne tranviere furono presto assunte in servizio. Intanto a Roma, la notte del 28 di quello stesso mese veniva autorizzata dal Ministero del LL. PP. (Ministero dei Lavori Pubblici) «l’utilizzazione delle donne nel servizio tranviario urbano anche in qualità di conducenti». L’assunzione in servizio era, naturalmente, subordinata all’accertamento delle capacità tecniche e fisiche delle candidate.Finalmente le donne approdarono sui tram, in una veste diversa da quella di passeggere, e la Guerra fece che vi rimanessero ancora per un po’. Ma la corsa non fu affatto priva da ostacoli.

La corsa ad ostacoli

Appena assunte, queste prime donnette, che fino a qualche mese prima restavano a casa a cercare l’acqua e la legna, a rattoppare i vestiti e a fare da mangiare, dovettero fronteggiare altre afflizioni; spesso assai diverse da quelle della vita domestica. Si videro catapultate in un nuovo mondo: quello del lavoro, dei diritti e delle tutele mancate, delle agitazioni, delle manifestazioni e delle innumerevoli proteste dei lavoratori. Per quanto le donne-fattorino fossero retribuite alla pari dei colleghi maschi, solo due mesi dopo la loro assunzione, il Municipio ebbe l’intenzione di sopprimere il sussidio che esse percepivano. Questo sussidio, veniva corrisposto a quelle donne che avevano i mariti al fronte ed era in parte erogato dal governo centrale e in parte da quello municipale. Perciò nel luglio del 1916 il Sindacato dei Tranvieri si riunì nei locali della Camera del Lavoro e fu votata il seguente ordine del giorno: “Le tramviere mogli di richiamati, assistite dalla solidarietà dei propri compagni di lavoro, mentre affermano di essersi sobbarcate il duro lavoro di fattorine tramviarie solo perché lo scarso sussidio governativo unito a quello municipale non bastava ai bisogni dell’esistenza, protestano contro il minacciato, ingiustificato provvedimento di sospensione di quel sussidio municipale che è pur sempre loro necessario, provvedimento che sarebbe una ben cattiva ricompensa di quello spirito di sacrificio per cui si sono sobbarcate e, si sobbarcano alla nuova fatica”.
A questo si aggiunse l’agitazione tra gli operai delle officine tranviarie dell'Azienda Municipale per via di un mancato aumento di salario che era stato promesso dall’amministrazione e mai concesso. Di conseguenza, il personale delle officine proclamò uno sciopero il quale sarebbe passato probabilmente inosservato alla cittadinanza,  se non fosse sopraggiunta la dichiarazione di sciopero -per solidarietà- del personale tranviario della società Belga-Torinese. Anche loro erano scontenti per gli stessi motivi dei colleghi dell’Azienda Municipale. La sera del 23 agosto, un esercito de tranvieri, manovratori, fattorini e fattorine si diedero appuntamento negli uffici della Camera del Lavoro, al numero 12 del Corso Siccardi (che corrisponde all’attuale Corso Galileo Ferraris, 2). Nel fabbricato dell’ex-teatro Politeama che era stato trasformato alcuni anni prima dall’ingegnere Riccardo Brayda, i lavoratori tranviari si radunarono per decidere il da farsi. Quella fu probabilmente la prima assemblea a contare con la presenza delle donne-fattorino.

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Nella prima forto via Meucci angolo Corso Siccardi, nella seconda il palazzo di Corso Siccardi. I binari che girano, arrivano da via Meucci. In fondo a sinistra Piazza Arbarello. (Archivio storico Gtt)

Finalmente alla guida

Intanto la Grande Guerra, come un marchingegno fuori controllo, continuava ad inghiottire le vite dei lavoratori italiani. E sembrava che non sarebbe mai finita. Nuove classi furoni chiamate alle armi creando più vuoti nella mano d’opera maschile che, purtroppo l’esperimento delle donne-fattorino, tramutato oramai in quotidianità, non riusciva a colmare. La Società Belga, nel luglio del 1917, emulando ancora una volta quanto sperimentato in altre città italiane, decise di adoperare la mano d’opera femminile anche per guidare le motrici dei tram metropolitani. 
Come accadde un anno prima con le donne-fattorino, anche questa volta, le donne alla guida dei tram furono accolte con il consenso della cittadinanza. Tuttavia, l’innovazione non fu facile da mandar giù per il personale maschile della società. I lavoratori tranviari si mostrarono da subito preoccupati della cattiva prova che l’elemento femminile, a loro parere, avrebbe potuto fare in questo speciale servizio. «I tranvieri -riassume La Stampa- si sono espressi in senso molto antifemminista: affermano nella donna minore capacità, minore resistenza e soprattutto deficienza di cognizioni tecniche per servirsi di un materiale vecchio e molte volte avariato».
La Direzione della Società Belga-Torinese rispose a questo severo giudizio sottolineando che «l’elemento femminile dà tanto affidamento quanto può darne un personale maschile raccogliticcio, avventizio, che in questi momenti non può essere reclutato che con criteri molto larghi e…misericordiosi». Un modo pacato ed elegante per dire che, viste le circostanze, mettere le donne alla guida dei tram era l’ultimo dei problemi.
Il primo tram guidato da una donna fece la sua prima corsa il mercoledì 31 luglio 1917 dando luogo a una clamorosa scenata accaduta nei pressi della Barriera di Nizza. Una quindicina di donne, mogli e parenti di tranvieri, cominciò a radunarsi intorno alla vettura attraendo intorno a sé una cinquantina di curiosi che impediva il normale transito della vettura. Da lì a poco, la situazione andò fuori controllo: «ad un certo punto -raccontano i quotidiani- la moglie di un tranviere una certa  Crippi, raccattò da terra una manata di fango (anzi peggio) e la gettò contro la malcapitata guidatrice lordando anche alcuni passeggieri». Vi fu bisogno dell’intervento delle guardie municipali per far si che il tram potesse proseguire la marcia e la signora Crippi fu, naturalmente, tratta in arresto. Mentre la detenuta era trasferita dal Commissariato di via Nizza fino alla Questura Centrale (allora Piazza San Carlo all’angolo con via Giolitti) vi fu una nuova dimostrazione di simpatizzanti ma per fortuna la cosa non ebbe seguito malgrado gli animi fossero ancora esasperati.
Proprio in quell’estate, i problemi economici e le difficili condizioni di lavoro che affliggevano la maggior parte dei proletari torinesi sfociarono in una serie di rivolte più conosciute come I moti di agosto oppure I moti di Torino. Difatti il mancato rifornimento di farina -malgrado si fosse trattato di un ritardo di alcune ore-diede luogo a una serie di manifestazioni e proteste tramutate in dimostrazioni antimilitaristi contro la guerra e che si protrassero per un’intera settimana. Dal 22 di agosto, vi furono degli scontri violenti in vari punti della città: Borgo San Paolo, Barriera di Nizza e Barriera di Milano, quartiere in cui vi era una forte presenza di anarchici. I rivoltosi si fronteggiarono con le forze di polizia e dell'esercito. Le rotaie dei tram vennero sradicate, furono erette barricate e molti negozi vennero saccheggiati. Si dovette attendere il martedì per vedere sedare le rivolte e sentire alle autorità confermare che «l'ordine regnava a Torino». Il bilancio finale fu di circa sessanta morti, duecento feriti e un migliaio di arrestati. 
Tra i mesi di giugno ed agosto del 1918 ebbe luogo, al Tribunale Militare di Torino, un processo che vide imputati dodici dirigenti socialisti e un anarchico. Il Prefetto Verdinois, testimone a questo processo spiegò che il 22 agosto 1917 «i tumulti all’inizio furono diretti specialmente controi trams perché vi era da tempo una irreducibile agitazione contro le donne manovratrici tramviere». Quando seppe che anche gli operai delle ferrovie si sarebbero aggregati allo sciopero, il Prefetto non ebbe più alcun dubbio della gravità della situazione.
Una giovane operaia ricordava un episodio che ne dà conto del protagonismo delle donne durante l’insurrezione: «...un migliaio di donne sbucarono dai portoni di tutte le case, ruppero i cordoni e tagliarono la strada ai carri blindati. Questi si fermarono un momento. Ma l’ordine era andare ad ogni costo, azionando anche le mitragliatrici. I carri si misero in moto: allora le donne si slanciarono, disarmate, all’assalto, si aggrapparono alle pesanti ruote, tentarono di arrampicarsi alle mitragliatrici, supplicando i soldati di buttare le armi. I soldati non spararono, i loro volti erano rigati di sudore e lacrime. Le tanks avanzavano lentamente. Le donne non le abbandonavano. Le tanks dovettero arrestarsi».
Impossibile parlare dei Moti di Agosto senza fare il nome di Maria Giudice, in più occasioni aveva preso le difese delle lavoratrici tranviarie quando ancora destavano stupore e scomodità tra i lavoratori, nei primi mesi del 1916. Anche durante I Moti di Torino, sostenne l’assunzione di donne in qualità di manovratrici adducendo che ciò consentiva che uomini validi andassero negli stabilimenti ausiliari ad aumentare la produzione bellica, oppure andassero al fronte. 

 

Fonti

  • Il primo esperimento delle donne tranviere, La Stampa, 17 maggio 1916
  • Le donne tranviere, La Stampa, 22 maggio 1916 
  • Le donne conducenti dei tramway, La Stampa, 29 maggio 1916 
  • Le “spazzine”, La Stampa, 4 luglio 1916
  • Un ordine del giorno delle tranviere, La Stampa, 27 luglio 1916
  • Lo sciopero dei tranvieri dell’Azienda Municipale, La Stampa, 23 agosto 1916
  • Il borsaiuolo delle fattorine tramviarie, La Stampa, 14 gennaio 1917 
  • Una tranviera sotto una vettura rimorchio, La Stampa, 5 gennaio 1917
  • La morte della tranviera caduta sotto una vettura, Ultime di Cronaca, La Stampa, 6 gennaio 1917
  • Il portamonete della fattorina, La Stampa, 8 aprile 1917 
  • Un inconveniente tranviario, La Stampa, 15 giugno 1917
  • Una scena contro una tranviera: un arresto, La Stampa, 31 luglio 1917
  • Pubblicazioni di matrimonio, La Stampa, 5 maggio 1918
  • Tramviera accoltellata da una donna, La Stampa, 22 maggio 1918  
  • L’on. Orlando inaugura un posto di ristoro per le tranviere, La Stampa, 11 giugno 1918 
  • Bimbo schiacciato dal tram, La Stampa, 15 giugno 1918
  • All’Ospedale, La Stampa, 18 luglio 1918
  • Il processo per i fatti d’agosto, La Stampa, 18 e 19 luglio 1918 
  • M.P., Sciopero delle Tramviere a Londra, La Stampa, 20 agosto 1918 
  • All’Ospedale, La Stampa, 6 dicembre 1918 
  • La caccia allo squartatore, La Stampa, 13 aprile 1919
  • I funerali di Trossi, La Stampa, 13 aprile 1919
  • Movimentata assemblea di postelegrafonici – La dibattuta questione del personale femminile, La Stampa, 4 luglio 1920
  • Le competenze arretrate alle ex-tramviere, La Stampa, 17 novembre 1920
  • Museo Torino www.museotorino.it
  • Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna: La prima guerra mondiale, il dopoguerra, l'avvento del fascismo, Feltrinelli, Milano 1996.
  • Chiara Devoti, Gli Spazi dei militari e l’urbanistica della città: 1815-1918