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Tutti hanno ben presente la loro linea del cuore, che nel ricordo assume contorni quasi mitici. Il 15, il 16, l’1, il 13, il 4... Come una «madeleine» proustiana, il numero del tram riporta immediatamente ai tempi belli di quando lo prendevamo per andare a scuola, sui primi posti di lavoro, ai primi appuntamenti che ci facevano battere il cuore, a teatro, al cinema. Ecco, il cinema. Il binomio cinema-tram è stretto, molto romantico ma anche realistico. Perché fa rivivere, grazie alla potenza delle immagini, tempi e momenti che non esistono più, ma che nelle nostre anime e nelle nostre sinapsi esistono eccome. Sensazione comune a tutte le persone che hanno partecipato, domenica 7 settembre, in una giornata meteorologicamente gloriosa, a un viaggio sulla 2598, una vettura del 1933 restaurata e rimessa sui binari dall’Associazione Torinese Tram Storici. L’Atts l’ha riportata alle condizioni d'inizio servizio dei primi anni Trenta: si sono eliminate le modifiche del 1971, ha riacquistato le originali panche longitudinali nella metà anteriore, il pavimento in legno e cemento (oggi simulato da una resina), la doppia fila di sedili, la porta posteriore ad anta singola e le grandi scritte esterne per le matricole e le indicazioni d’uso delle porte. La particolarità del viaggio era che in tre turni, 9.30, 10.30, 11.30, si presentava il libro «Torino Filmopolis», di Giorgio Scianca, architetto e appassionato di cinema. Al volume ha contribuito per le serie televisive Alessandra Comazzi, cioè io che scrivo queste righe. Il libro, editore Miraggi, è frutto di una ricerca meticolosa che Scianca ha compiuto sui film girati a Torino, dalle origini ai giorni nostri. E vediamo che in molti di essi i tram hanno una parte importante. Di lì, è nata la collaborazione con l’Atts, che è fatta di appassionati, colti e profondi conoscitori della materia. È stato bello lavorare insieme, magari capiterà ancora, speriamo. 
Comunque, si diceva del cinema come macchina del tempo. Scrive Scianca: «Quando tra mille anni gli archeologi scaveranno per cercare i sedimenti dei secoli precedenti, arriveranno al nostro piano stradale attuale. E lì troveranno i binari e le traversine di un’epoca geologica ormai scomparsa. Ma saranno i film girati in quelle strade a scoprire, a disvelare i percorsi, le fermate». E ancora, ricordando il film «La suora giovane», dal libro di Giovanni Arpino, Scianca ricorda che «è stato girato in gran parte su un tram, la vettura numero 3126, in servizio sulla linea 21. Si rivivono le scene di quando la città non era ancora in preda alle macchine e il trasporto pubblico restava il sistema più economico e popolare per spostarsi». Poi naturalmente tutto cambia. 
Attraverso l’Atts ho scoperto un libro che, confesso, non sapevo Edmondo De Amicis avesse scritto, «La carrozza di tutti», pubblicato nel 1899, dopo «Cuore». È un reportage che lo scrittore realizzò, in maniera molto giornalistica, sulle linee tranviarie della Torino di allora, quando ancora c’erano i cavalli a trainare, le società di gestione erano private e si contendevano il primato e la clientela. Pure quello è un bel viaggio nel tempo, aiutato dalla fantasia che De Amicis sa alimentare, ma sostenuto anche e soprattutto dallo straordinario apparato fotografico e di approfondimento storico offerto al lettore in questa edizione del volume, curata da Stefano Cerrato e Antonella Grosso. Il libro di Scianca offre invece le immagini, perché attraverso un qrcode è possibile vedere i trailer dei film in questione.
Al viaggio sul tram del cinema hanno partecipato complessivamente oltre cento persone. Molte di loro hanno ricordato la linea del cuore, come si diceva prima: gli scrittori Margherita Oggero e Bruno Gambarotta, il direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, l’editore di Miraggi Fabio Mendolicchio, il presidente di Piemonte Movie Alessandro Gaido, e tanti tanti amici hanno raccontato i loro aneddoti o semplicemente hanno goduto di un bel viaggio inconsueto che, partito da piazza Carlina, ha attraversato tutto il centro sferragliando in curva. Un rumore bellissimo, un rumore «ragazzo».