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Il titolo di questo articolo è stato intenzionalmente adattato per ambientare meglio una serie di riflessioni filosofiche applicabili ai restauri dei tram storici.
Ma prima di entrare nel vivo delle argomentazioni occorre una breve presentazione dell'autore di questo paradosso. Siamo nella Grecia del periodo imperiale romano e qui nel 46 d.C. nasce Plutarco che ad Atene studia retorica, matematica e si avvicina alla scuola filosofica di Platone. Diventa uno storico, filosofo e sacerdote del santuario di Apollo a Delfi. Nel tempo le sue opere hanno influenzato altri autori del calibro di Shakespeare, Alfieri e Rousseau. L'opera in cui appare il paradosso del nostro articolo è "Vite parallele" nel capitolo dedicato a Teseo e Romolo.


Teseo è un eroe della mitologia greca, autore di numerose imprese, la più popolare delle quali è stata compiuta a Cnosso, sull'isola di Creta, nel labirinto del Minotauro, grazie all'aiuto della giovane Arianna e della sua matassa di filo che gli ha permesso di ritrovare l'uscita dopo aver ucciso il mostro. Proprio la nave con cui Teseo si spostava è al centro del paradosso. Divenuta un monumento alle imprese di Teseo, l'imbarcazione viene nel corso del tempo riparata e le parti deteriorate sostituite con altre nuove ma identiche. I filosofi iniziano però a discutere se con tutte queste riparazioni può ancora essere definita la nave di Teseo oppure se si tratta di qualcosa di completamente nuovo e quindi diverso.

Il titolo citava il tram e ora si parla di navi? Il paradosso cerca di chiarire in qualche modo qual è l'essenza dei corpi e degli oggetti, la loro identità, che li rende qualcosa di unico. Sebbene la leggenda tratti la storia di una nave, il paradosso può essere applicato praticamente a qualsiasi altra cosa che subisca un intenso cambiamento nella maggior parte delle sue parti iniziali. Ed ecco qui il nostro tram!
Prendiamo un tram, non necessariamente il più vecchio del parco, ma uno restaurato direttamente da Atts e di cui disponiamo di molta documentazione: la 2598.

Costruito nel 1933 il tram vede innumerevoli cambiamenti fin dai primi anni. Il pavimento in cemento viene presto sostituito da tradizionali listelli in legno. La doppia fila di sedili viene abbandonata durante la guerra e dopo il conflitto si smontano pure le panche originali. Durante la guerra il tram non subisce danni rilevanti ma nel corso del tempo è comunque vittima di ordinari incidenti stradali (come quello della foto di apertura) che impongono un ripristino della verniciatura originaria. Nel 1971 la vettura subisce la trasformazione in traino e non solo perde tutti gli arredi interni ma anche la colorazione verde e la porta centrale. Viene installato pure un secondo banco di manovra e il tram resta così in servizio per altri 30 anni circa. Poi viene accantonato, molte componenti smontate come ricambi e quando Atts lo restaura nel 2010 si riparte con una ri-lamieratura completa. Gli interni vengono ricostruiti, si ripristina il banco di manovra, si montano nuove porte, i carrelli vengono completamente smontati e revisionati, si rivernicia tutto.
Cosa resta delle parti originali del tram del 1933? Ben poco: il telaio, alcune componenti meccaniche ma nulla è databile con certezza al 1933. I sedili sono quelli dell'epoca, ma è improbabile che siano proprio quelli originariamente montati sulla 2598.

Quando vediamo oggi la 2598, si osserva un tram nuovo o è solo un tram con parti nuove? Siamo di fronte a un dilemma che non ha un risposta giusta o sbagliata, ma che ci porta a riflettere sulla mutabilità delle cose e sulla coesistenza del permanente e del temporaneo: la nostra 2598 rimane la stessa per essenza, seppur abbia cambiato aspetto e le sue parti siano diverse. I cerchioni delle ruote del carrello si consumano nel tempo e vanno sostituiti. I ceppi freno permettono al tram di percorrere circa 3000 Km e poi devono essere cambiati. Ogni 250000 Km il tram va rialzato: ogni parte smontata e quelle soggette a usura vanno cambiate. Dal 1933 ad oggi il tram ha percorso oltre 1 milione e mezzo di km, pari a 500 cambi di ceppi freno, 6 rialzi, un restauro.

In conclusione è ancora la nostra 2598 oppure no? Finché mantiene il suo disegno formale, ovvero è vista nello stesso modo, continua ad essere la stessa cosa. Finché mantiene il materiale iniziale, ovvero non viene ricostruito con pezzi di altra natura (indipendentemente che siano nuovi o vecchi), può ancora essere considerato lo stesso tram. Finché lo scopo per il quale l'oggetto è stato realizzato continua a essere valido, si può considerare lo stesso oggetto. Finché i metodi usati nelle riparazioni seguono il protocollo previsto, l'oggetto rimane lo stesso.
Il tram 2598 può essere considerato allo stesso tempo sia 'originale' che 'nuovo': è contemporaneamente uguale e diverso. Senza la vettura del 1933 non esisterebbe quella del 2025 e senza le riparazioni e il restauro non avremmo oggi alcun tram 2598. Questi cambiamenti erano necessari per la preservazione del tram. Rinunciare a tutto questo per uno spirito filologico integralista avrebbe portato solo a perdere il tram e non poter più viaggiarci a bordo.