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Nel numero di settembre 1933, la Rivista dell'Azienda Tranvie Municipali di Torino ripubblica un articolo apparso sulla "Gazzetta del Popolo" del 22 agosto dello stesso anno, con questo curioso titolo: 
“Curiosa scenetta sul tramvai
Offre il poppatoio del figlio come pegno del biglietto non pagato.”
La vicenda è semplice e tenera al tempo stesso.
La storia, in sintesi, è questa:
Su una vettura affollata della linea 4 sale una giovane contadina con un bambino addormentato fra le braccia. Un passeggero le cede il posto e il fattorino attende pazientemente che riesca a cercare il denaro per il biglietto. Ma la donna, dopo aver rovistato a lungo nella borsa, si accorge di aver smarrito i soldi:
—    Non trovo i soldi del biglietto; o li ho perduti o li ho lasciati a casa. Mi faccia scendere.
—    Ma vuol tornare indietro? — interrogava il fattorino.
—    Non ne ho più il tempo, farò la strada a piedi. Devo arrivare fino alla barriera.
—    Con questo sole e con quella creatura in braccio?
E il fattorino, senza neppure attendere la risposta, stacca il biglietto rosso e glielo passa a forza tra le dita. Poi trae di tasca il proprio portamonete, un portamonete assai leggero e bolso, e ne cava fuori i dieci soldi relativi per mettere in ordine la contabilità del suo servizio.”
Giunta a destinazione, la contadina tenta di lasciare al fattorino la bottiglia del latte del bambino come garanzia, promettendo di tornare più tardi con il denaro. L’uomo rifiuta con decisione: il piccolo ha più bisogno del suo poppatoio che lui di un pegno.
“Ma cosa le salta in mente? Si riprenda la bottiglia. Il biglietto gliel’ho offerto io, e se anche non mi rende i dieci soldi, son contento lo stesso. Non vorrà mica privare il suo piccolo del poppatoio per lasciarmi, come dice lei, una garanzia? Andiamo, scenda in fretta e si riprenda la bottiglia. “
La donna insiste e riesce perfino a scendere lasciandogli la bottiglia del latte, completa di tettarella. 
Sarà un passeggero a rincorrerla e a costringerla a riprendersela.
Il tram riparte con qualche minuto di ritardo.
Ai complimenti dei viaggiatori, il fattorino risponde semplicemente:
“Capiranno bene, non potevo mica viaggiare in su e in giù col poppatoio nella borsa, mentre quel povero piccolo se ne stava senza il pranzo, e magari senza neppure la merenda. L’appetito di un poppante vale qualcosa di più di dieci soldi!”.
Poi, indica il cartello che vieta al personale di trattenersi a conversare con il pubblico.

 La Rivista dell’Azienda Tranvie Municipali di Torino riporta anche il nome del “bigliettario” protagonista.  Un bel nome piemontese,  in forza al deposito san Paolo, scrive.  Nel 1933….

Se questa vicenda fosse accaduta cinquant'anni prima, avrebbe potuto trovare posto, senza sfigurare, fra le pagine della "Carrozza di tutti" di Edmondo De Amicis.
Gli stessi elementi di fondo: l’osservazione della gente,  le reazioni,  le storie che attraversano la città,  a bordo di una carrozza o di un tram.
Persino lo stesso stile,  nella penna del giornalista della Gazzetta,  che qui rimane anonimo. 
Certo De Amicis si sarebbe divertito,  avesse potuto leggere quest’articolo sul suo giornale preferito. 
Chissà cosa avrebbe scritto De Amicis leggendo questa piccola storia. Certo avrebbe sorriso. 
Noi, quasi un secolo dopo, sorridiamo ancora insieme al fattorino, alla giovane madre e a quel bambino cui vennero salvati il pranzo e la merenda. Forse oggi avrà più di novant'anni. Ma, almeno per un viaggio sulla linea 4, continua a dormire sereno fra le braccia di sua madre.