Carte ingiallite, registri regolari.
Pennino e calamaio, inchiostro di china.
Immaginando impiegati pazienti, il ticchettio degli orologi nello scorrere del tempo, uffici illuminati da lampade a petrolio, le mezze maniche a proteggere i vestiti, mentre con cura trascrivevano, in bella calligrafia e bella prosa, i rapporti di servizio — magari incompleti, o un po’ rozzi.
Incidenti, detti sinistri.
Quelli che a ogni mezzo di trasporto possono capitare, ma che, se riguardano il trasporto pubblico dell’ATM del 1907, assumono oggi un fascino particolare.
Più di cento anni — quasi centoventi — dal primo di questi fogli. Rilegati con cura, anno dopo anno.
Poi, abbandonati.
Ritrovati, come si ritrova un reperto antico, che si guarda con curiosità e un po’ di timore. Che sorprese riserveranno a noi che riapriamo quei fogli dopo tanto?
Una vera e propria scatola del tempo.
Quasi nessun cenno alle automobili: in quegli anni erano ancora poco diffuse.
Non così i tram. Nei primi anni della municipalizzazione (1907 – 1922) la rete tranviaria ATM era però ancora limitata a poche linee. (ATM ne acquisì inizialmente solo 6, nel 1907, dalla Società Anonima Elettricità Alta Italia, mentre altre numerose linee tranviarie continuavano ad essere esercite dalla Società “Belga” e dalla Anonima Tranvay sino alla completa acquisizione nel 1922, una volta scadute le precedenti concessioni comunali).
Quali gli incontri più frequenti — e anche gli scontri?
Le vetture di piazza, ancora trainate da cavalli, e i cavalli stessi, stanchi o imbizzarriti.
I “carri tamagnone”, carretti spinti a mano, principale mezzo di trasporto commerciale all’alba del secolo.
E le persone.
Chi usava i mezzi e “improvvidamente” vi saliva o ne discendeva prima che il tram fosse fermo, cadendo, “senza riportare alcun apparente danno”, oppure “con ferite lacero-contuse”.
Chi si appoggiava male, o manovrava con poca attenzione il cancelletto sulla piattaforma, rovinando a terra insieme ad esso.
Gli spaventi: fiamme improvvise dagli inseritori, fuga dei passeggeri, abiti bruciati.
La formula di rito: “senza apparente danno riportato alle persone”.
I bambini, sfuggiti all’attenzione delle madri o dei fratelli, che corrono giocando a rischio della vita sotto il tram.
Spesso salvati dalla piattaforma, che anticipava l’arrivo del carrello, dal freno provvidenziale — o forse da un intervento divino, chissà.
Le signorine, che per civettare sporgono le belle braccia tornite, finendo per farsi male.
Giovanotti un po’ brilli, che vedono forse doppio e faticano a trovare il giusto appoggio.
Cappelli che volano via col vento, e chi li rincorre si scontra col tranvai.
Quanti eventi curiosi, quante storie: drammi, dolori, ma anche episodi buffi.
Chiusi dentro carte ingiallite, trattate con rispetto da chi — un secolo dopo — vi si accosta.


