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Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, il panorama tranviario europeo attraversa una fase decisiva: dopo decenni di riduzione e smantellamenti, molte reti vengono modernizzate e persino ricostruite. Questa ricostruzione tecnica e organizzativa coincide con la terza fase della presenza femminile nei tram, quella finalmente stabile, continuativa e riconosciuta.

Le ricerche condotte sul caso tedesco -forse quello meglio documentato- mostrano come, tra il 1970 e il 1990, la trasformazione dei sistemi elettrici, dei turni, della formazione e delle cabine di guida crei le condizioni per un ingresso femminile strutturale nelle operazioni tranviarie. “Tradizionalmente gli uomini hanno dominato il lato dell’offerta del trasporto pubblico urbano.” scrive Barbara Schmucki nel volume On the Trams. “Essi pianificavano i sistemi, gestivano le imprese e conducevano i veicoli. In effetti, la tecnologia dei trasporti era — e in una certa misura è ancora — un dominio maschile.”

In parallelo, anche nel mondo anglosassone l’avvio dei sistemi tranviari leggeri a partire dagli anni ’80 produce dinamiche simili: Londra e Croydon, offrono esempi di normalizzazione della presenza femminile nei servizi di superficie, un processo che prosegue nel XXI secolo con nuove linee, formazione dedicata e aggiornamenti di sicurezza. I tram di Edimburgo hanno celebrato lo scorso 8 marzo 2025 la Direttrice di Esercizio di Edinburgh Trams, la signora Sarah Singh. “Il fatto che così tanti ruoli qui siano occupati da donne mostra che siamo diventati un luogo attrattivo indipendentemente dal genere,” assicura Ms. Singh.  “Per molti passeggeri, Amy è il primo sorriso che vedono a Manchester,” si legge sulla pagina Instagram aziendale di Metrolink di Greater Manchester. “Come conducente di tram presso KeolisAmey Metrolink fa molto più che guidare un veicolo. Accoglie e assiste i passeggeri e garantisce che ogni viaggio sia sicuro e scorrevole.”

Tra gli anni ’70 e ’80 si stabilizza la presenza operativa, le reti europee mostrano politiche attive di uguaglianza, formazione tecnica e reclutamento inclusivo, secondo i rapporti della BEI 2024.


Il primo corso di formazione del dopoguerra per le allieve tranviere dell’Ente del traffico urbano della città di Helsinki – HKL (Helsingfors Stads Trafikverk, HST) in Finlandia. La foto fu scattata a Hämeentie 84–90, Helsinki, Finlandia il 5 agosto del 1966. Tramite Wikimedia Commons.


Conducente al lavoro su un tram storico della Carris a Lisbona. Fotografia di Bayu Aditya Tri Pambudi (CC BY 2.0), tramite Wikimedia Commons.

Tra continuità e conquista: esperienze globali di presenza femminile nei tram

Nei paesi della ex‑URSS il quadro è radicalmente diverso dal resto del mondo. Le reti tranviarie del blocco socialista, tra gli anni ’50 e ’70, sviluppano un modello di partecipazione femminile straordinariamente precoce e massiccio, con donne impiegate stabilmente in guida, ispezione, bigliettazione e ruoli tecnici. In molte città quali Mosca, Praga, Budapest e Riga la presenza femminile è stata per decenni non solo normale, ma in alcuni casi prevalente. Questo patrimonio storico rende l’area slava la pioniera mondiale dell’uguaglianza nel settore tranviario.

Anche se mancano i dati di questo settore nello specifico, il dato generale che nel 1970 le donne costituivano il 51,4% dell’intera forza lavoro sovietica, può servire a rendere l’idea.

Nell’era post-sovietica, nella maggior parte dei casi, le donne hanno continuato a dominare professioni come la guida dei tram, l’ispezione dei biglietti e la gestione dei passaggi a livello. Tuttavia fu solo nel 2021 la metropolitana di Mosca ha assunto per la prima volta delle macchiniste donne, poiché la professione era stata considerata troppo fisicamente impegnativa e quindi limitata, mentre la guida dei tram era sempre rimasta aperta alle donne.

L’Australia è una delle nazioni non europee con maggiore stabilità nell’impiego femminile nei tram, risultato di politiche progressiste in sicurezza, turni e formazione tecnica. Dopo gli anni ’70, le donne entrano in modo crescente nei ruoli tranviari man mano che si riformano flotte ed esigenze lavorative. Dagli anni ’80 e ’90 si integrano in guida, ispezione e operazioni, con una progressiva stabilizzazione dell’impiego femminile.

Dopo anni di resistenza sindacale, la formazione per aspiranti conducenti fu finalmente aperta a metà degli anni ’70, favorendo una presenza femminile crescente in ruoli di operatrici, conducenti e addette alla manutenzione, incluse donne migranti. Donne provenienti da contesti diversi – comprese rifugiate cinquantenni – sono diventate parte integrante della forza lavoro, occupando posizioni dalla guida a ruoli qualificati.


Manovratrice a Perm, URSS (tranvía KTM‑5). Vettura tranviaria con indicazione “Учебный” (“Scuola guida”), impiegata per la formazione delle nuove generazioni di conducenti nelle reti dell’Europa orientale. Tramite Wikimedia Commons.


Manovratrice di un tram Tatra T3 a Járkov (noreste de Ucrania) nell’estate del 1979. Tramite Wikimedia Commons.

L’Asia divisa tra continuità storica e nuove conquiste

Richard Outram, nel suo Briefing Paper 49, descrive l’emblematico caso di Hiroshima nel quale una giovane guida un tram tra le macerie di Hiroshima nell’agosto 1945, immagine che è diventata un simbolo duraturo di ricostruzione e dando a questa forza femminile una continuità tanto storica quanto emblmatica. Questa continuità però favorì l’integrazione femminile solo dopo le riforme urbane successive agli anni ’70. Tuttavia “dopo la guerra -racconta Outram- i conducenti di tram uomini tornarono ai loro incarichi e la la scuola per manovratrici venne chiusa nel mese di ottobre del 1947 e le studentesse disperse. Nonostante i sacrifici affrontati, nessuna di loro riuscì a diplomarsi.

La vicenda è descritta nell'articolo di Rossana Conti, Hiroshima 1945 e la bigliettaia del tram diventato leggenda pubblicato su Tranvai nel marzo 2025.

Le donne iniziarono a lavorare nei tram in grande numero tra il 1941 e il 1942 per colmare la carenza di manodopera durante la guerra. Sebbene allora questi ruoli fossero considerati temporanei, questa continuità storica ed emblematica però favorì l’integrazione femminile solo dopo le riforme urbane successive agli anni ’70.

In Cina, il lavoro femminile nei sistemi di trasporto ha una lunga tradizione documentata: dagli anni ’50 le donne sono presenti sistematicamente nei tram e nei filobus delle grandi città. Ciò crea una continuità culturale rafforzata oggi dai moderni sistemi tranviari. Purtroppo, i tram cinesi non hanno registri ufficiali sull’ingresso femminile nella guida tranviaria. Sappiamo però che dal 2018 opera una squadra tutta femminile sulla Linea 201 di Dalian, nella provincia di Liaoning (Cina nord‑orientale). La Linea 201 di Dalian è una delle linee tranviarie più antiche della Cina, attiva continuamente sin dal 1909. Non si tratta di un tram moderno, bensì di una linea storica che utilizza una flotta di 15 tram classici costruiti circa un secolo fa e che fa turni di ben 20 ore. Quasi tutto il personale tranviario di Dalian è femminile, inclusa la gestione operativa del deposito.

Fanalino di coda? Nord America e Nord Africa a confronto

In Nord America, dopo le leggi contro la discriminazione – l’Equal Employment Opportunity Act del 1972 negli Stati Uniti e il Canadian Human Rights Act del 1977 in Canada – le donne iniziano a entrare nei trasporti pubblici, includendo tram. Nonostante queste aperture normative, nel 2014 solo l’1,4% degli operatori ferroviari risulta donna, segno di una crescita lenta e ancora ostacolata. Per quanto dagli anni ’80, l’espansione delle reti tranviarie offra nuove opportunità, la presenza femminile rimane limitata a causa della sicurezza percepita, dei turno gravosi e della mancanza di una tradizione tranviaria consolidata. Parallelamente, le reti tranviarie più recenti dell’Africa – come quelle di Casablanca, Rabat‑Salé e Algeri – integrano fin dall’inizio politiche di genere quali il reclutamento misto, la formazione tecnica, dispositivi di protezione individuale adeguati e procedure anti‑molestie. La presenza femminile cresce soprattutto nei ruoli di stazione, mentre l’accesso alle funzioni tecniche rimane ancora limitato. In Africa orientale e australe, iniziative dedicate in Tanzania, Kenya e Sudafrica promuovono l’inclusione femminile nel settore dei trasporti. In Egitto, nel 2022 vengono formate le prime macchiniste della metropolitana del Cairo – Hend Omar Mahmoud e Suzan Mohamed Ahmed Samy – mentre l’app Lady Driver sostiene l’autonomia economica delle lavoratrici del trasporto. L’Algeria, che conta sette reti tranviarie moderne, ha formato oltre 2000 lavoratori locali, tra cui un numero significativo di donne.

Oggi: una frontiera ancora aperta

Nel 2026 il quadro globale è duplice e a due velocità. Da un lato, alcuni settori del mondo hanno consolidato una presenza femminile stabile e visibile nei reparti di esercizio; dall’altro, i ruoli tecnici e di manutenzione restano dovunque più difficili da raggiungere per le lavoratrici di  sesso femminile. Le ragioni sono le solite: stereotipi, orari, sicurezza.  Tuttavia, le migliori pratiche mostrano che la soluzione esiste: integrare la parità nel progetto di servizio, misurare i risultati con dati disaggregati e investire in leadership femminile nei livelli intermedi. Nel mondo dei tram, storicamente radicato nel tessuto urbano, questa integrazione è già in atto sin dagli anni ’70.

 

BIBLIOGRAFIA/FONTI

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