La sagoma inconfondibile del bus di Italia 61, il nostro “due piani su Torino“, si staglia contro il tramonto torinese.
Il Genio Alato di Piazza Statuto sembra osservare.
L’evento è molto atteso, le prenotazioni esaurite in breve tempo.
Molte persone iniziano ad accodarsi, manteniamo una fila ordinata, io e i miei colleghi, soci volontari Atts.
Una signora ha portato uno sgabello, per combattere l’attesa.
Altri mostravano ventilatori come tenessero un mazzo di fiori davanti al viso.
Facce note o meno conosciute.
Qualcuno si avvicina curioso.
“Ma voi chi siete?”
Spieghi. Associazione Torinese Tram Storici.
“Scusi, ma questo è un tram?”
La risata scappa.
La storia, anzi, quella con la S maiuscola, del Centenario dell’Unità Nazionale, per un attimo si nasconde, nei giardini di Piazza Statuto.
“Se non l’ha visto mai, questo è un bus molto particolare, nato a Torino, ha più di 60 anni, ma grazie a noi è perfettamente funzionante".
“Ah…si può salire?”
“Adesso no, vede la gente in fila? Se resta posto glielo sapremo dire“.
Si allontana, poco convinto.
Inizia il giro, parlo alle persone: ho un’idea.
”Sorge spontanea una domanda: se siamo l’Associazione Torinese Tram Storici, cosa ci facciamo, noi e soprattutto voi, a bordo di questo che è, indubitabilmente, un bus?”
La Storia torna al suo posto.
Italia 61, cosa è stato, per la città, e per l’Italia intera. Gli architetti famosi, i monumenti, ciò che è rimasto e cosa no.
Il senso del progresso, che si affacciava, su questa città ancora ferita dalla guerra, e dalle contraddizioni che stavano nascendo.
Questo bus. Faccio salire Walt Disney, ricordando la sua visita all’esposizione. E la Regina Elisabetta, e quei 4, e c’è chi dice 7, milioni di visitatori, nei 6 mesi in cui tutti stavano con il naso all’insù.
La “ferrovia volante “: una Monorotaia innovativa, e la la cabinovia che sorvolava il Po. Palazzo a Vela, e Il Palazzo del Lavoro, di Pier Luigi Nervi, e quello che purtroppo ne rimane.
Anche del nostro autobus, CV61, matricola 2002, come nel film Highlander “ne resterà uno solo “, e spieghi il perché.
Sguardi curiosi, attenti, il caldo si allontana, o non lo sentiamo più. La sera scende e diventa notte. Sempre più persone in attesa. Ultimo giro. Poi il bus riprenderà la sua strada, tornerà a dormire nel Deposito, fino alla prossima volta.
E ci sarà ancora qualcuno che, in futuro, guardando il vecchio CV61, chiederà:
“Scusi, ma questo è un tram?”
E noi, come sempre, saremo felici di raccontargli la storia, anche quella piccola, e comune.
Di chi c’è stato, ci ha viaggiato, chi ci ha lavorato per riportarlo allo splendore attuale. No, non è un tram. Ma le emozioni che dà sono le stesse.


