TRANVàI 2.0 - APRILE 2021

I TATRA T6 NELLA FLOTTA DEI TRAM STORICI DI PRAGA 

di Gianpiero Bottazzi

 

Ultimi mesi di servizio ordinario per i Tatra T6 di Praga che a breve entreranno a far parte della flotta storica della città boema. Con una scelta lungimirante l'azienda dei trasporti di Praga DPP ha infatti deciso di conservare tre vetture T6 che saranno restaurate e custodite nel deposito di Střešovice. 

Il rinnovo del parco tranviario di Praga negli ultimi anni ha portato all'acquisto di 250 Skoda 15T “Forcity: vetture multiarticolate di grande capienza, molto affidabili, entrate in servizio tra il 2009 e il 2018. Con la consegna dei nuovi tram, dal 2015 è iniziato l'accantonamento dei Tatra T6: venti sono stati venduti a Sofia in Bulgaria, altri sono stati destinati a Brno e alle città ucraine di Kiev e Kharkiv. A maggio 2020 a Praga erano ancora in servizio 10 T6, la maggior parte impiegati sulla linea 32 e custoditi nel deposito di Motol. Nel febbraio scorso è stata accantonata la vettura 8739 e ora ne sono rimaste in servizio tre: 8637, 8658, 8748. Nei mesi scorsi questi tram hanno viaggiato accoppiati, ora viaggiano invece da soli. Si prevede che rimangano in funzione ancora fino a novembre, quando raggiungeranno il chilometraggio che richiederebbe una manutenzione straordinaria, e poi verranno demoliti.

Ma per fortuna resterà una testimonianza di questo modello grazie alle tre motrici che saranno restaurate e conservate nel deposito di Střešovice, dove si trova anche il Museo del Tram: si tratta delle motrici 8601, 8702 e 8750.

La storia dei Tatra T6 (versione A5) di Praga inizia nei primi anni '90 quando l'azienda DPP ordina 150 tram di questo modello, per modernizzare la sua flotta composta principalmente da Tatra T3. Sono tram monocassa dotati di due carrelli e 4 motori, lunghi 14,7 metri con tre porte e ampi finestrini. Le vetture, numerate da 8601 a 8750, sono state consegnate dal 1995 al 1997. In questi anni sono state utilizzate sia singolarmente che in coppia. Poiché entrambi i veicoli sono collegati elettricamente quando sono accoppiati, solo uno dei pantografi è collegato alla rete aerea (normalmente quello del primo veicolo).

Il modello T6 fu lanciato sul mercato da Tatra nei primi anni '80 e acquistato da diverse città in Russia e in Ucraina, nella versione B5 (complessivamente 1279 vetture). Successivamente la nuova versione A2 fu esportata in Germania Orientale e in Ungheria (256 unità). Infine la versione T6A5  (297 unità) fu destinata al mercato interno della Cecoslovacchia e venduta, oltre che a Praga, anche a Bratislava, Brno, Kosice e Ostrava. Sommando le tre versioni, furono costruiti 1832 tram modello T6. Queste motrici sono conosciute anche con il soprannome di “ferro da stiro” perchè il loro design ricorda la forma triangolare dei ferri da stiro se vengono viste dall'alto.

 

Foto di František Zahnáš

 

1. Tatra T6 8658 8739 accoppiati al capolinea di Barrandov (27/11/2020)

2. Tatra T6 8658 a Lidicka (12/2/2021)

3. Tatra T6 2658 al capolinea di Radlická della linea 21 (12/2/2021)

4. Tatra T6 2658 al capolinea di Radlická della linea 21 (12/2/2021)

5. Tatra T6 2658 (linea 21) e  Skoda 15T “Forcity” 9407 (linea 7) al capolinea di Radlická (12/2/2021)

6. Tatra T6 8637 e 8748 accoppiati al capolinea di Lihovar (17/2/2021)

 

IL PIÙ LUNGO TRAM DEL MONDO
di Luca Giannitti 

 

16 luglio 1986, una normale giornata estiva a Basilea, in Svizzera. Radio Basilisk, una radio locale di Basilea, per molti anni sfruttava la calma estiva per creare eventi (oggi li chiameremmo "flash mob") in occasione dell'annuale "Summer Fun". Di norma la mattina intorno alle ore 6, veniva annunciato in radio che qualcosa di speciale sarebbe accaduto in città la sera stessa. Molte di queste leggendarie notizie hanno portato a memorabili "flash mob", come la Brasil Night con oltre 8000 persone che si ritrovarono per una festa presso la centrale elettrica di Birs, sull'isolotto posto nel tratto cittadino del Reno, o quando diverse migliaia di persone arrivarono all'Älplerchilbi sulla Münsterplatz e rimasero stupite alla vista di capre e mucche scorrazzare sul Münsterberg come se fossero in viaggio alpino. Ma la sera del 16 luglio circa 10.000 curiosi sarebbero rimasti sbalorditi di fronte a uno spettacolo grande, lungo e verde che si stava muovendo lentamente attraverso il centro di Basilea.
Con il supporto della BVB (l'azienda locale di trasporti) era stata allestita "una composizione lunga e ubriaca", come il vicepresidente della BVB Christoph Stutz aveva ironicamente commentato l'eccezionale tram lungo ben 108 metri che si è fatto strada attraverso i binari della città: essa era formata da quattro veicoli articolati a sei assi e due rimorchi monocassa a quattro assi. Tale convoglio si conquistò un posto anche nel libro del 
"Guinness dei primati". Il pilota del record mondiale era il tranviere Walter Wüthrich che manovrò con sicurezza la composizione lunga 108 metri e dalla massa complessiva di 122 tonnellate, dalla Wiesenplatz attraverso il Mittlere Brücke, fino alla piazza del mercato. Qui vi era anche l'unica fermata del tram dei record, dove lo attendevano circa seicento persone desiderose di salire nel più lungo mezzo pubblico che Basilea abbia mai visto.

trambasilea

Per ovvi motivi il tram fu opportunamente scortato dalla polizia che non solo si occupò di fermare il traffico dove necessario, ma tenne a bada i tantissimi curiosi accorsi in centro per assistere all'evento eccezionale.

I tram protagonisti del record mondiale erano in ordine le motrici unificate Düwag matricole 650+643+651+649 e i rimorchi standard svizzeri 1489+1503. Delle motrici sopravvive solo più una coppia a Basilea, utilizzata come Partytram e delle vetture utilizzate quel giorno del 1986, solo i tram 649 e 659 sono tutt'ora esistente, ceduti alla città di Belgrado rispettivamente nel 2009 e nel 2016 (le restanti sono state demolite); dei due rimorchi, oggi esiste (ed è in servizio) solo più la vettura 1503, modificata con un terzo accesso ribassato per l'incarrozzamento dei disabili.

Per onore di cronaca, attualmente il veicolo tranviario più lungo al mondo è in servizio a Budapest dal 2016 per una lunghezza complessiva di 56 metri. Prodotto da CAF è il modello Urbos 3.

Immagini dei tram oggi in servizio a Belgrado, un momento del trasporto nel 2016 e la foto del 1986 del convoglio eccezionale (fonte Barfi.ch)

 

 

 

 

MACIAFER
di Michele Bordone

 

Maciafer: cosa potrà mai avere in comune questa parola piemontese ormai in disuso con i nostri beneamati tram? Proverò a svelare l’arcano.

Tanti anni fa, nel secolo scorso, quando ero ancora un bambino di pochi anni gli inverni erano veramente freddi, nevicava e poi ghiacciava e nell’immediato dopoguerra non si navigava certo nell’oro per cui per riscaldarsi si utilizzavano le stufe a legna ed a carbone (ma questo non era certo della migliore qualità) il quale dopo bruciato lasciava un residuo ferroso detto appunto in dialetto “maciafer”.

Abitando a Trana nei primi anni cinquanta esisteva ancora l’ultima tranvia intercomunale torinese (la Torino – Giaveno) di cui ho ancora dei bellissimi ricordi.

Uno di questi è legato proprio a questo residuato del carbone. Come accennavo gli inverni erano freddi ed una delle due fermate tranviarie di Trana, quella di San Bernardino era in salita. Le mogli premurose per evitare che i loro mariti scendendo dal tram al ritorno dal lavoro nelle buie serate invernali scivolassero sulla neve ghiacciata spargevano alla fermata il “maciafer” prodotto dalla stufa (si riciclava proprio tutto!). Inoltre era molto comodo anche per non scivolare quando si doveva aiutare il tram a ripartire spingendolo su per la salita (...e la tranvia elettrica si trasformava in tranvia a cristiani non essendoci più cavalli da una cinquantina d’anni circa).

Questa tranvia era molto importante per coloro che dovevano recarsi a lavorare a Torino dove esistevano le più importanti fabbriche prima che queste venissero decentrate nella cintura.

Tra i vari ricordi che mi passano davanti agli occhi vedo mio padre che attraversa il ponte sul Sangone tornando alla sera stanco dal lavoro dopo che il tram era ripartito verso Giaveno ; al mattino purtroppo non ho mai avuto modo di assistere alla sua partenza in quanto si alzava molto presto per arrivare in orario al lavoro: questo tram del resto non poteva certamente chiamarsi “Freccia della Val Sangone“ e per percorrere i 25 Km del percorso sino a Trana impiegava più di 2 ore.

Non penso nemmeno che avesse una grande frequenza in quanto ho persino un ricordo di mio nonno che correva dietro all'ultima corsa del tram per riuscire a salirvi sopra dopo essersi soffermato troppo a salutare i suoi amati nipotini e pur non essendo un grande atleta riuscì a prenderlo...

Una volta che ero a Torino dai miei nonni materni i quali abitavano vicino a Porta Nuova siamo andati ad aspettare mio padre alla fermata di Corso Unione Sovietica all'angolo di Corso Sommelier nel tratto a binario unico che condivideva con le linee 11 e 41 che transitavano in senso contrario. Molto bello era stare qualche giorno con i nonni, ma che gioia vedere mio padre che veniva giù per Via Filangieri a prendere il tram di casa.

Per concludere i ricordi legati al tram di Giaveno in questi anni per me spensierati, ci sono ancora due particolari.

Il primo è che la tratta cittadina della linea era condivisa oltre che con le citate linee ATM, anche con il servizio merci della Satti per conto (presumo) della Fiat, avendo due raccordi addirittura con le Ferrovie dello Stato: uno in Piazzale Caio Mario all'ultimo cancello di Corso Agnelli dove si infilava nello stabilimento immettendosi nel raccordo di Via Vigliani e l’altro in Corso Unione Sovietica all’altezza della trincea ferroviaria del raccordo Porta Susa – Lingotto dove peraltro stazionavano diversi mezzi tra cui dei locomotori assomiglianti alla T450 di Sassi. Questi raccordi con binari e scambi di tipo ferroviario sono esistiti sino agli anni settanta.

Il secondo è un ricordo di un particolare un pò stravagante di cui penso purtroppo nessuno conosca il vero motivo: mi passa nella memoria una vettura passeggeri che oltre al pantografo tipico delle vetture della Torino-Giaveno aveva anche il trolley dei tram ATM e ciò ha colpito il mio precoce interessamento appassionato dei tram.